[…] Nell’arte di Luisa Valeriani c’è da argomentare come essa appaia evidentemente discosta dalla funzione espressivo-tradizionale del quadro tout court, contribuendo a mutare la concezione abituale che si ha di un’opera quale rappresentazione bidimensionale, abolendo ogni soluzione di ingannevole e scontato appagamento estetico.

dall’ArtBook in pubblicazione Maggio 2021

In una sorta di specus, in mostra, a sottolineare la suggestione del tempus fugit, sono stati inseriti dei singolarissimi artifizi che virano a favore di un’interazione accattivante con il visitatore. La narrazione del mito, a questo punto, diventa social e i contenuti si sfogliano come un slideshow su Instagram, con un carosello fluido e ininterrotto di emozioni. Il confronto è serrato e si rinnova fino all’ultimo ossimoro, con l’immedesimazione nel soggetto ritratto – che è fictio identitaria, gioco e partecipazione intima nel precordio dei sentimenti – fino a calarsi ineluttabilmente nella parte, sostituendosi nel ruolo, nella funzione, nel dramma: in una parola, interpretando egli stesso il mito, sia esso racconto turpe, leggenda, disgrazia o favola ideale, e con l’apostrofe oraziana che è ammonimento e richiamo alla realtà (“Mutato nomine de te fabula narratur.” – Sat. I, 1, vv. 69-70). – Massimo Rossi Ruben

Qui allora, le figure mitologiche della Valeriani scendono dal fasto delle loro cromie, dall’idealità sublime delle forme e della rappresentazione, e concedono le loro vesti per un selfie, o inviano i loro doni e i loro messaggi per corriere espresso e consegna a domicilio. Non sono mondi a contatto, è un’unica, omogenea, complessa umanità che sul posto della visita a una mostra riesce a investigare aspetti della propria essenza e a coniugarli al presente necessariamente multimediale, plurisensoriale, multidimensionale. – Francesco Giulio Farachi


“Mutato Nomine” [nella favola si parla di te] Luisa Valeriani. Opere

Ciclo MUTATO NOMINE

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